Elastosonografia tiroidea real time

L' elastografia tiroidea è una nuova tecnica ecografica che permette di fornire informazioni importanti rispetto alla struttura della  ghiandola tiroidea o dei suoi eventuali noduli. Il principio di funzionamento è quello della distorsione ecografica che tessuti o noduli duri e quindi più sospetti di neoplasia presentano rispetto a noduli meno duri e quindi meno sospetti.

Il primo passo nella valutazione della tiroide consiste sempre nella sua palpazione manuale compreso le regioni laterali del collo. Si passa poi all'ecografia della tiroide o dei noduli tiroidei  con Color e Power Doppler che deve fornire indicazioni importanti rispetto all'imaging ghiandolare o all'aspetto che i noduli hanno all'ecografia della tiroide . I noduli sospetti sono ipoecogeni, a margini sfumati, ipervascolarizzati anche al loro interno , con presenza di microcalcificazioni…...( vedi Noduli tiroidei ) . Questo nuova metodica utilizzata in tutti i centri di eccellenza delle malattie tiroidee , fornisce all'endocrinologo ulteriori utili informazioni e la sua utilità è confermata da innumerevoli studi clinici, tale da essere annoverata nelle recentissime  LINEE GUIDA AACE/AME per la classificazione dei noduli tiroidei ed influenzarne quindi i successivi accertamenti futuri  . Studi ancora più recenti hanno indicato come l’elastosonografia possa essere utile anche nel predire la presenza di tumore in quei noduli tiroidei che, sottoposti ad agoaspirato, hanno ancora una diagnosi citologica incerta (TIR 1 o TIR 3) che non consente di affermare o di escludere con assoluta sicurezza la natura sospetta del nodulo, permettendo, a volte ,di non dover ripetere l'agoaspirato tiroideo, almeno nell immediato.

L'elastosonografia tiroidea viene da qualche anno utilizzata nella  diagnostica della patologia nodulare tiroidea anche se non è ancora eseguita capillarmente in quanto non tutti gli ecografi hanno in dotazione questo software. 


L'esame  viene eseguito mentre si esegue l'ecografia tiroidea e fornisce una immagine a colori della ghiandola e/o dei suoi noduli che l'endocrinologo poi esamina.   

I colori utilizzati sono solitamente variabili dal rosso/verde per i tessuti dotati di una maggior deformabilità (noduli soffici) al blu per quelli con minima o nulla distorsione (noduli duri ed anelastici).

Al fine di valutare la durezza dei noduli, il risultato elastosonografico di ciascun nodulo viene confrontato con quello del tessuto tiroideo circostante ed in base a questo viene attribuito un valore numerico di durezza o di elasticità, Elasticity Score, ES).

La classificazione fino ad ora  più utilizzata era quella in 4 classi di durezza  che prevede che: ai noduli che presentano elasticità in tutta l’area esaminata (nodulo omogeneamente verde) si attribuisca un ES 1; ai noduli che presentano elasticità nella maggior parte dell’area esaminata (nodulo prevalentemente verde) si attribuisca un ES 2; ai noduli che presentano durezza nella maggior parte dell’area esaminata (nodulo prevalentemente blu) si attribuisca un ES 3; ai noduli completamente anelastici (nodulo omogeneamente blu) si attribuisca un ES 4.

Questo di tipo di elastografia si chiama “Qualitativa” e rappresenta una buona base di partenza. In passato era considerata una metodica lunga da eseguire in quanto le immagini venivano archiviate ed elaborate successivamente ed era molto “ operatore dipendente “ . Gli ecografi più moderni però permettono di eseguire una elastografia sia qualitativa che semi o Quantitativa e sopratutto Real time (SHEAR WAVE ) . Questa metodica di recente introduzione rispetto all'elastografia “classica “ ( Strain ) si basa sul principio che l'impulso focalizzato genera a sua volta delle onde di pressione a propagazione trasversale che sono in grado di deformare i tessuti . La risultante è che la macchina analizza essa stessa la durezza dei tessuti riducendo la soggettività interpretativa della vecchia metodica che era molto operatore dipendente. La metodica è molto semplice : mentre il paziente è normalmente sdraiato sul lettino  come accennato in precedenza , dopo essere stato sottoposto ad ecografia tiroidea con valutazione Color Doppler della ghiandola tiroidea e dei noduli eventualmente presenti  viene di seguito eseguita l'elastografia con risultati immediati . Questo permette di creare una vera e propria “carta d'identità “ della ghiandola tiroide e dei suoi eventuali noduli in brevissimo tempo.

Nuova classificazione AACE/AME 2016 noduli tiroidei all'ecografia ed elastografia

Classe 1 : basso rischio (rischio malignità 1%)

 nodulo cistico non associato a sospetti  ecografici o noduli solidi isoecogeni

 spongiformi o con alone periferico regolare

Classe 2 :rischio intermedio (rischio malignità 5-15 %) noduli ipoecogeni , o isoecogeni a seconda della forma da ovoidale a rotonda , a vascolarizzazione anche intranodulare , elevata durezza alla elastografia , microcalcificazioni

Classe 3 : alto rischio (rischio malignità 50-90 %) molto ipoecogeni, aspetto dei margini del nodulo, microcalcificazioni, aspetto “tall than wide shape“, a crescita extratiroidea o con presenza di linfonodi sospetti.

Curiosità storiche:

  • La tiroide come entita’ anatomica  viene individuata nel Rinascimento, dai grandi anatomisti  (Leonardo da Vinci, Andrea Vesalius).
  • Il termine “tiroide”  è stato introdotto per la prima volta nel ‘600 e  viene dal greco “scudo”, perché la cartilagine laringea davanti alla quale si colloca la tiroide ha la forma di uno scudo.
  • 1813: Courtois, Clément e Desormes descrivono la scoperta dello IODIO (dal greco “colorato di viola”), come vapore violetto ottenuto dal trattamento di ceneri di alghe; tale gas veniva poi condensato in cristalli.
  • La tiroxina è stata isolata nel 1914 (C. Kendall)

 

  • Matteo Cantile intervista il dott. Alessandro Marugo - Ottobre 2017

    la Liguria è sul mare: abbiamo comunque bisogno di Iodio

    Youtube Video

  • associazione tra problemi tiroidei e mammari

    Tiroide e seno

    Prof. Dott. Alessandro Marugo

    Recentemente stanno emergendo sempre più lavori scientifici che documentano un’associazione tra problemi tiroidei e mammari.
    In particolare sono stati presentati importanti risultati dal National Cancer Institute americano in occasione del meeting annuale dell’Endocrine Society, la più prestigiosa associazione di endocrinologi al mondo. L’insieme dei dati clinici di pazienti studiate dal 1973 al 2011 (oltre 700 mila donne) suggerisce che le donne affette da carcinoma mammario presentano un rischio di sviluppare carcinoma tiroideo nel 16% contro lo 0,33 della popolazione generale, soprattutto nell’età 40-60 anni con varianti anche più aggressive di CA tiroideo rispetto alle varianti più classiche (papillare e follicolare). Le motivazioni di questa maggiore predisposizione sono da ricercarsi nella radioterapia che molto spesso segue un trattamento chirurgico per carcinoma mammario, la maggiore sorveglianza oncologica a cui sono logicamente sottoposte Pazienti con carcinoma mammario e da un punto di vista strettamente endocrinologico la presenza di recettori per gli ormoni femminili in entrambe le ghiandole.

    continua a leggere su: http://www.stefanospinaci.com/tiroide-e-seno/

    http://www.alessandromarugo.com/index.php/it/patologie/tiroide/tiroide-e-seno

     

…poco sale, ma iodato!


uno slogan classico della Giornata Mondiale della Tiroide.

 

 

    

 

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